Nasce una comunità

Nessuno si fa problemi, arriva da noi gente a tutte le ore e magari se ne tira dietro altra per fare qualcosa. È in questi giorni che nasce una comunità, senza un battesimo e senza regole, nella quale ognuno trova il suo spazio e sa esattamente cosa fare, quando e come.
Morena lavora a una scuola in quartiere e a fine lavoro passa per badare a Valentina; Claudio passa a prenderla in serata e ogni volta s’inventa qualcosa per alleggerire la tensione. Ci racconta perfino che con la sua band è una star in Giappone; ci pare grossa, naturalmente, ma poi dobbiamo ricrederci quando ci mostra i video: lo conoscono come Robert Patton e vanno in visibilio ai suoi concerti. E così la nostra stima nel popolo nipponico subisce una rovinosa caduta.
Stella ci fornisce continuamente supporti sociosanitari e attiva l’ostetrica del distretto che viene a rinfrescare le competenze sopite di chi va dietro a Valentina, mettendo ordine tra poppate, ruttini, cambi e bagnetti. I rigurgiti di latte continuano a spargersi sulle mie spalle.
Alle giornate della piccola provvede un piccolo drappello di donne, malgrado il disappunto di nonna Ada che non nasconde il suo scetticismo generazionale nei confronti delle varie tate; Arianna, Alba, Luisa, Liliana, Jenny, Daniela, Francesca son sempre pronte a contendersela.
A Leo pensano le mamme di San Massimo – Anna, Stefania, Maria Grazia e Sabina – che a turno vanno a prenderlo alla materna, lo tengono un po’ con loro e poi lo portano a casa.
La sera è tutto un via vai di amici che passano per informarsi e chiedere cosa c’è da fare: chi assicura i trasporti, chi armeggia per sistemare cose nell’appartamento, chi prepara da mangiare o, come Rita e Alberto, lo portano da casa.
Tanti si alternano a noi in ospedale per fare compagnia ad Alessandra o per muoverle e massaggiarle gli arti: Paola, Claudia, Michela, Marco e Elena, Tina, Anna, Vicky, Adele.  Viene spesso Eleonora, la compagna di scuola che ad Ale per il suo impegno nonviolento aveva dato il soprannome di Pace e ora battezza Pacetta sua figlia. Barbara e Cathy vanno a trovarla tutte le sere, Moreno nel pomeriggio. Gianni, il fotografo di Caselle, che ha avuto qualcosa di simile ma meno grave va spesso a tranquillizzarla.
Da Avellino arrivano Antonietta, Giusy, Filomena, Maria Antonietta, Pino, Rino, Maria, Ada, Emanuela, Alberto, Rosaria, Rosetta; non tutti assieme naturalmente, si fermano il tempo che possono e la loro presenza è un confortante legame con le nostre radici.
Anche vicini di casa che non frequentiamo vogliono esprimere partecipazione con un piccolo gesto. Marisa regala a Valentina una graziosa camiciola, Lanfranco porta un mazzo di rose rosse per Alessandra e scappa via come se non volesse dare fastidio. Purtroppo dopo qualche mese un ictus aggredirà anche lui in modo devastante.

Queste persone e tante altre ci hanno accompagnato con affetto e discrezione lungo un cammino non facile; con gli anni il gruppo si è assottigliato ma con quasi tutti siamo ancora in contatto e verso tutti sentiamo di avere un grande debito di riconoscenza e gratitudine.

A Banda – Chico Buarque De Hollanda

 

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