Si muova, vada in neurologia

Passa un’ora, ho bisogno di uscire a fumare, ma se poi mi cercano…
Sta passando troppo tempo, è chiaro che non è un mal di testa; qualcosa andato storto in seguito al parto? Le mie scarse conoscenze mediche si esauriscono in fretta, non riesco a immaginare una spiegazione. E attendere senza che nessuno ti dica niente fa sentire lo stomaco come se fosse stretto tra due mani gigantesche.
Ogni volta che si apre quella porta spero di vederla uscire, conto mentalmente i secondi per tenere la mente occupata: al duecentododici viene fuori una signora con una benda sull’occhio destro, oltre il cinquecento (ormai non conto più) un vecchietto col cappello in mano che si guarda intorno stranito come se non avesse mai visto quel posto.
A un tratto si sente agitazione, è arrivata un’ambulanza sulla rampa dietro la sala d’attesa e ne scendono in tre con una barella. Le divise arancione mi fanno pensare ai pupazzetti della Lego e questa strana immagine alleggerisce per qualche secondo la tensione.
La porta automatica scivola dietro di loro ma si riapre quasi subito; Alessandra è sulla barella, sembra assopita. Due operatori la spingono verso l’ambulanza, una ragazza arancione le tiene la mano e con l’altra regge il flacone di una flebo.
È bella, con i capelli neri e il viso sereno, come nostra figlia.
E mentre la scena mi fa capire che dalla preoccupazione si sta passando al dramma, questa ragazza che si muove dolce e sicura mi consola e allontana un po’ la paura.

L’infermiera che l’ha presa prima mi mette una mano sulla schiena.
– Vada in Neurologia, la stanno portando lì per degli esami.
Mi tocca il gomito, quasi mi spinge.
– Cosa ha? I medici che dicono?
– Si muova, vada in Neurologia.

Back to Earth – Melonie Cannon & Willie Nelson1

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